TORTA YOGURT E LIMONE BIOLOGICO

torta limone
Torta Yogurt e Limone

La torta Yogurt e Limone è stata quella che ha riscontrato maggior successo fra i nostri clienti nella stagione 2017 e tante sono state le richieste per conoscere la ricetta. Proprio per questo abbiamo deciso di scrivere in questo blog la ricetta per prepararla a casa vostra.

 

INGREDIENTI:

200 g di farina, 200 g di zucchero, 2 uova, 100 g di burro, un vasetto di yogurt al naturale, 2 cucchiaini di lievito per dolci, 1 limone*, zucchero a velo.

* I limoni da noi utilizzati vengono raccolti nel nostro giardino e quindi rigorosamente BIO. Se non avete questa possibilità chiedete al vostro negoziante orto-frutta di fiducia e se nemmeno lui riesce a procurarne, non utilizzate la scorza per guarnire la vostra torta.

 

PROCEDIMENTO:

  • Per prima cosa montare gli albumi a neve, non troppo ferma, aggiungendo anche un cucchiaio di zucchero della quantità totale prevista, in modo che siano più ‘corposi‘.
  • In un’altra ciotola mescolare i tuorli allo zucchero rimanente con una frusta.
  • Unire poco per volta il burro pomata (burro a temperatura ambiente).
  • Inserire la buccia grattugiata ed il succo di un limone.
  • Unire il vasetto di yogurt bianco non zuccherato e mescolare con la frusta.
  • Setacciare la farina ed incorporare al composto in un paio di volte.
  • Infine, ottenuto un composto omogeneo, unire pian piano gli albumi montati a neve, mescolando dal basso verso l’alto senza smontare il composto.
  • Versare il composto in una tortiera imburrata ed infarinata, del diametro di 22 cm circa.
  • Infornare a 170 – 180°, statico, per 40 minuti circa. Vale la prova stecchino!
  • Dopo aver cotto la vostra torta, lasciatela raffreddare un pò e spolveratela con dello  zucchero a velo.
  • Infine usate la scorza di un altro limone, tagliate 8/10 striscioline larghe 1/2 cm e lunghe 4 cm. circa, avendo cura a togliere la parte bianca. Mettetele in un pentolino assieme ad un cucchiaio di zucchero e lasciate andare a fuoco lento. Mescolate fino a quando le scorza diventano quasi trasparenti. Aggiungete una foglia di menta e continuate a mescolare fino a quando lo sciroppo viene assorbito tutto dalle scorze di limone. Infine versate le scorze su un foglio di carta forno e separatele fino a quando sono ancora calde ( fate attenzione che scottano), lasciatele raffreddare e poi usatele per guarnire la torta.

Provateci e non dimenticate di scrivere qui i Vostri commenti.

Se volete fate una foto alla vostra torta finita e pubblicatela sulla nostra pagina Facebook; sarebbe bello per noi vedere il vostro risultato!!

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Arte, musica e spettacoli: oltre 780 gli eventi per Palermo 2018

ritratto di donna florio
Ritratto di Donna Florio

Dal ritorno del ritratto di donna Franca Florio, il quadro di Giovanni Boldini icona della Belle Epoque, a una grande mostra su Antonello da Messina. E poi Manifesta 12, una delle più grandi mostre europee itineranti, e un ciclo di spettacoli, incontri, musica, arte e teatro. In tutto 780 eventi ma l’elenco sarà arricchito con altre iniziative allo studio.

Così Palermo gioca le sue carte come capitale italiana della cultura 2018. Il calendario è stato presentato dal sindaco Leoluca Orlando e dall’assessore comunale alla Cultura Andrea Cusumano. Il cartellone degli eventi segue il filo del dialogo mediterraneo, dell’accoglienza e della stratificazione di civiltà. Proprio alla città crogiolo di culture s’ispira il logo ideato da Sabrina Ciprì, studentessa dell’Accademia di Belle arti di 22 anni, che ha racchiuso in un unico simbolo, la P declinata dall’arabo, dall’ebraico, dal fenicio, dal greco, ovvero le lingue di chi ha gettato le fondamenta della città.

Su questo “mosaico” si innestano le iniziative internazionali che  proiettano la città verso i grandi temi del Terzo Millennio: pace, legalità, solidarietà e partecipazione, per eventi che hanno “scelto” Palermo come ribalta. Ad iniziare dall’Aga Khan Trust for Culture (AKTC) che il 2 marzo presenterà in anteprima mondiale il progetto di ricostruzione del suq, della moschea degli Omayyadi e del minareto di Aleppo, patrimonio Unesco, distrutti nel 2013 durante il conflitto.

tavolo specchiato
Love Difference

Tra pochi giorni arriverà “Love difference”, il grande tavolo specchiante a forma di bacino del Mediterraneo creato da Michelangelo  Pistoletto. Per dodici mesi il tavolo sarà installato nel Salone delle danze della Fondazione Sant’Elia – cuore tecnico e organizzativo di Palermo Capitale – ed ospiterà iniziative e tavole rotonde sul tema del dialogo tra le culture, dell’accoglienza, del diritto alla mobilità umana. Lungo e articolato l’elenco dei progetti: le immagini di Spencer Tunick e quelle di Robert Capa, la mostra-evento su Antonello, il festival MigrArti, la festa europea della musica che coinvolgerà mille musicisti del Vecchio continente, un convegno sulle filosofie del Mediterraneo, una retrospettiva sull’artista giapponese Shozo Shimamoto, e tanto altro. Molto attesa l’esposizione del quadro di donna Franca Florio acquistato, prima che fosse destinato a collezionisti esteri, dai marchesi Berlingieri. C’è poi un elenco di iniziative e di interventi in programma fino al 2020 in oltre venti siti tra cui il castello della Zisa (dove nascerà il parco Al Medina al Aziz), la casina cinese, palazzo Butera, teatro Garibaldi, i cantieri culturali, l’Arsenale borbonico e il museo del mare. Oltre all’apertura di una sinagoga nell’oratorio di Santa Maria del Sabato, messo a disposizione dalla Curia di Palermo, la biblioteca Giorgio La Pira diventerà punto di raccolta delle letterature islamiche.

Il programma di Palermo capitale italiana della cultura sarà disponibile da domani sul sito www.palermocapitalecultura.it. Un sito in continua evoluzione che seguirà da presso lo svolgersi degli eventi. E che produrrà una newsletter periodica in italiano e in inglese. Una sezione del sito sarà realizzata nelle altre lingue internazionali.

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https://www.officinadiapollo.it/palermo-capitale-italiana-della-cultura-2018/
http://www.palermotoday.it/cronaca/quadro-ritratto-donna-franca-florio-palazzo-mazzarino.html

 

Mare, patrimonio e movida: Cosa fare a Palermo.

Vi sarà capitato di cercare su internet ” cosa fare a Palermo ” ? Ecco, in questo articolo cercheremo di dare una risposta più concreta.

Parafrasando il film di un palermitano doc, Pierfrancesco Diliberto in arte Pif, si può dire che non è vero che la Sicilia ti prende solo d’estate. Palermo, Monreale, Cefalù, e perfino Mondello, la spiaggia cult del capoluogo siciliano, incantano anche d’inverno. Ti seducono con la bellezza dei loro monumenti, il fascino degli edifici arabo-normanni e delle chiese bizantine, gli odori, i colori e la teatralità dei loro mercati, la bontà  irresistibile delle specialità pasticciere e  i sapori dei piatti tipici di qualità e spesso anche a poco prezzo di molte trattorie. Ma ti prendono anche  per la squisita cortesia e ospitalità delle persone, per la bella gioventù che vedi nella movida serale lungo le strade pedonalizzate del centro tra musicanti e street-food, per il clima sempre o quasi sempre primaverile anche a gennaio, per i costi molto contenuti della bassa stagione nei voli per il capoluogo.

Il centro, con i suoi splendidi monumenti accanto ai tanti palazzi nobiliari in rovina che mostrano la bellezza antica delle facciate e i primi segni dell’abbandono, appare come la fotografia in bianco e nero di questa tormentata della città. A rincuorarti è la storia millenaria di Palermo, il fascino della mescolanza delle culture che qui convivono da secoli, l’imponenza della sua cattedrale e del palazzo dei Normanni, un tempo sede imperiale e oggi dell’Assemblea regionale siciliana, gli splendidi affreschi e  mosaici bizantini della Cappella Palatina, la nuda pietra e le cupole rosse della chiesa romanico-orientale di San Giovanni degli Eremiti, la bellezza degli altri monumenti arabo-normanni dichiarati patrimonio dell’Unesco (le chiese della Martorana e San Cataldo, il palazzo della Zisa e il Ponte dell’Ammiraglio in città, la cattedrale di Cefalù e il duomo di Monreale). Impossibile non innamorarsi.

Il mite inverno palermitano è la stagione ideale per impegnarsi nel tour intensivo di questo ricco patrimonio monumentale e artistico, per esplorare viali, vicoli, parchi e piazze del centro cittadino, che, peraltro, si percorre agevolmente a piedi.  Il punto di partenza e riferimento per le escursioni è l’ottagonale piazza dei Quattro Canti, all’incrocio tra via Maqueda (la via dello struscio, dei negozi e dello street -food) e corso Vittorio Emanuele (l’ex Cassaro, la via più antica della città) con le sue quattro facciate barocche, pressoché identiche, che fanno da crocevia per le strade che introducono ai quattro quartieri principali della città: la Kalsa, l’Albergheria, La Vucciria, il Capo.  Adiacente ai Quattro Canti c’è il Palazzo delle Aquile, sede del Municipio, che si affaccia sulla elegante piazza della Cinquecentesca Fontana Pretoria, detta anche “fontana della vergogna” per tutte le statue nude dei Dei dell’Olimpo che la circondano e la sormontano, con i suoi bellissimi giochi d’acqua.In Piazza Verdi, al termine di via Maqueda, merita assolutamente la visita l’enorme e aristocratico Teatro Massimo, in stile neoclassico, il terzo teatro lirico d’Europa per dimensioni, che ha un maestoso palco reale con annesso un foyer reale, un’acustica straordinaria e una rotonda nella sala pompeiana riservata in origine ai soli uomini dove c’è una risonanza particolarissima, tale per cui chi si trova al centro esatto della sala sente la propria voce amplificata a dismisura mentre chi sta al fuori del cerchio non può comprendere quanto viene detto al suo interno. La leggenda vuole che il Massimo sia abitato dal fantasma di una suora la cui tomba venne involontariamente profanata durante la costruzione del teatro. Poco più avanti, in piazza Ruggero Settimo, a fare da contraltare al teatro dei nobili e dei ricchi c’è il Teatro Politeama Garibaldi, altra costruzione Ottocentesca ma a forma di arena circense con una enorme sala centrale a ferro di cavallo,  affreschi delle sale e del bel colonnato sopraelevato in stile pompeiano, con la facciata sormontata da una maestosa quadriga bronzea. La struttura, che ricorda nella sua forma circolare il Pantheon, era destinata inizialmente ad ospitare diverse forme di spettacoli per il popolo, tra cui la boxe, mentre oggi ospita concerti e balletti.

Poco lontano, passando per porta Carini, si giunge al Mercato del Capo, assieme alla Vucciria (dipinta da Guttuso, oggi un po’ decaduta) e allo storico Ballarò, uno dei principali mercati di Palermo.  Che vogliate o no comprare qualcosa, una passeggiata tra le bancarelle di quei mercati, soprattutto di Ballarò, non potete mancarla. E’ lì che si batte il vero cuore della città e si respira la cultura del suoi popolo: lo spettacolo dei venditori di carne, pesce e verdure che come direbbe Montalbano “fanno teatri” per attirare i clienti, l’apoteosi di colori, suoni e odori che si mescolano tra i banchi di “carnizzeri”, “pisciaiuola”, venditori ambulanti e i visitatori è davvero imperdibile. Per la cronaca, nelle strade adiacenti c’è anche una sorta di Ballarò due con rottami, merci di risulta, vestiti usati e cianfrusaglie varie esposti direttamente sulla strada, sui marciapiedi e sui muri, tra Apecar e furgoni scassati.

Da corso Vittorio Emanuele si giunge alla Kalsa, la vecchia zona Araba che si sviluppa attorno alla piazza Magione, tra la stazione ferroviaria e il mare, dove sono nati Falcone e Borsellino,  oggi un po’ decadente. La vasta area verde del Foro Italico è il lungomare di Palermo, chiamato anche Passeggiata  della Marina”: è un parco privo di stabilimenti, chioschi, ristoranti e altre attività commerciali,  da cui si gode una bella vista sul golfo di Palermo e sul monte Pellegrino, dove si respira aria buona e ci si può sedere o stendere al sole sui cubi e sulle panche in maiolica che costeggiano la passeggiata, la pista ciclabile e la scogliera.

Da lì, con l’autobus, in pochi minuti si può arrivare a Mondello, la bellissima spiaggia dei palermitani, con sabbia finissima e un mare cristallino, col suo vecchio borgo di pescatori e uno stabilimento balneare in stile liberty costruito su una palafitta.
Quando si è stanchi di camminare e visitare meraviglie, è gioco facile riposarsi e rifocillarsi nelle pasticcerie gustando deliziosi cannoli, buccellati, cassate e granite, o nei locali dello street-food assaggiando arancine, pane e panelle, panini con milza e sfincione. La sera, a cena, è altrettanto facile trovare osterie e trattorie che servono caponate da urlo, ottimi primi piatti (pasta con le sarde o l’angiova, alla norma o ai broccoli) e buon pesce fresco a prezzi davvero popolari.

Allora………….vi aspettiamo?